sabato 17 luglio 2010
Intervista a Mario Valducci sul nuovo codice della strada
La mia intervista all'on. Mario Valducci, presidente della IX Commissione - Trasporti e comunicazioni - della Camera dei Deputati, il giorno dopo l'approvazione del nuovo codice della strada da parte della Commissione. Approvazione che, per la seconda volta, è stata ottenuta all'unanimità.
Punti forti, tolleranza zero per chi guida mettendo a rischio la vita propria e quella degli altri, ma il cittadino non deve essere considerato un bancomat.
venerdì 9 luglio 2010
Silvio, ma perché all'Ikea?
Il Presidente del Consiglio ne ha fatta un'altra delle sue e, come in certi film americani dove il presidente si concede momenti di normalità, ha fatto una visita a sorpresa all'Ikea, comportandosi come un normale cliente e riuscendo così, presumibilmente, a fare l'unica cosa a lui impossibile: essere uno come tutti gli altri.
In tutta questa storia però c'è un'unica nota, a mio avviso, storta: perché proprio all'Ikea?
Con tutti i mobilifici italiani della capitale, anche di buone dimensioni (cito, nella stessa zona, Mercatone Uno e Mondo Convenienza), che vendono mobili progettati, disegnati e realizzati nel nostro paese, la cui qualità non ha niente da invidiare al colosso svedese (anzi ...) a condizioni economiche spesso vantaggiose (e qui parlo per esperienza diretta), proprio una multinazionale estera, per quanto cool, doveva andare a brandizzare?
Perché Silvio, da solo, vale quanto una campagna pubblicitaria, ero al mare il giorno della bandana, e sulla costiera adriatica non si trovava una bandana neanche a pagarla oro.
Allora mi permetto di suggerire al presidente, la prossima volta, di scegliere italiano, di scegliere un punto vendita che abbia dietro un indotto tutto della corporate Italia, che già troppi nostri soldi finiscono poi per uscire dal nostro Paese,
E' il mercato bellezza, e va bene, ma almeno cerchiamo di spingere al "buy italian".
perché noi, i mobili, li sappiamo fare.
In tutta questa storia però c'è un'unica nota, a mio avviso, storta: perché proprio all'Ikea?
Con tutti i mobilifici italiani della capitale, anche di buone dimensioni (cito, nella stessa zona, Mercatone Uno e Mondo Convenienza), che vendono mobili progettati, disegnati e realizzati nel nostro paese, la cui qualità non ha niente da invidiare al colosso svedese (anzi ...) a condizioni economiche spesso vantaggiose (e qui parlo per esperienza diretta), proprio una multinazionale estera, per quanto cool, doveva andare a brandizzare?
Perché Silvio, da solo, vale quanto una campagna pubblicitaria, ero al mare il giorno della bandana, e sulla costiera adriatica non si trovava una bandana neanche a pagarla oro.
Allora mi permetto di suggerire al presidente, la prossima volta, di scegliere italiano, di scegliere un punto vendita che abbia dietro un indotto tutto della corporate Italia, che già troppi nostri soldi finiscono poi per uscire dal nostro Paese,
E' il mercato bellezza, e va bene, ma almeno cerchiamo di spingere al "buy italian".
perché noi, i mobili, li sappiamo fare.
giovedì 1 luglio 2010
Arriverà il Wi-Fi della Provincia di Roma nei quartieri dove l'Adsl è ancora un miraggio?
L'inchiesta, in due parti, di Adiconsum Lazio sull'Adsl che non c'è nei quartieri del quadrante Est di Roma dove per circa 90.000 abitanti dove l'adsl è ancora un miraggio per il 75% della popolazione, quella collegata alle vecchie centrali Telecom non idonee al servizio. Dopo aver ascoltato le loro storie e le loro istanze, abbiamo chiesto agli abitanti di Colle Prenestino, Colle Confortani, Prato Fiorito, Ponte di Nona, Centro Serena, Colle del sole, Vilaggio Prenestino, Castelverde, Valle Castiglione, Giuliano 2, Fosso San Giuliano, Lunghezza, Corcolle e San Vittorino, cosa ne pensano del progetto di Wi-Fi gratuito promesso dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti.
martedì 15 giugno 2010
Manovra finanziaria e Ddl intercettazioni: le correlazioni pericolose
Correlare: stabilire tra due o più oggetti o concetti una relazione, un legame. Nel PdL decisamente non sanno correlare; se sapessero correlare avrebbero immediatamente compreso quali cortocircuiti può provocare la recente manovra finanziaria sull'operatività della macchina dello Stato, in particolare sulla efficiente e corretta applicazione delle leggi tanto a cuore al Governo, in particolare sul ddl intercettazioni, la cui applicazione in alcuni articoli è particolarmente delicata.
Il ddl ha, come correlazioni, due nodi critici su quei commi che, in sintesi, pretendono di punire, severamente, coloro che commettono l'azione di "prelevare" indebitamente testi o audio di intercettazioni, o atti processuali di varia natura, che poi solitamente finiscono con l'arricchire e colorire le pagine dei quotidiani più politicizzati.
Il primo nodo: La responsabilità penale è individuale, e quindi per punire prima bisogna individuare il presunto colpevole, con prove certe e non per indizi. E chi fa le indagini? Una entità aliena proveniente dall'Area 51 con capacità sensitive? Perché laddove mancano efficaci strumenti di controllo e monitoraggio, l'azione passa presumibilmente per testimonianze verbali di persone che a vario titolo lavorano o si muovono all'interno delle strutture. Tralasciando l'eventuale colpevole terzo estraneo e anonimo, qualora un'indagine si dovesse concentrare all'interno della struttura, la cosa diventerebbe molto più delicata. Nella Roma di una volta il pensiero sarebbe stato "me stai a chiede de fa' l'infame co'n collega?".
Il secondo nodo: la recente manovra Finanziaria punisce pesantemente i dipendenti pubblici, la cui rabbia inascoltata diventerà ira furibonda il giorno del primo aumento mancato, quando la lettura della busta paga evidenzierà quello che già oggi viene vissuto come un odioso sopruso. Alla vostra fantasia il commento a caldo, ma quello a freddo sarà presumibilmente uno: vendetta!
Voto a parte, come si comporteranno quei dipendenti pubblici nei confronti di chi gli ha tolto i soldi dalla busta paga, il giorno cui capitasse l'occasione di rendere una sia pur piccolissima e meschina pariglia? Resisteranno alla tentazione di mettere il granello di sabbia nel delicato ingranaggio della macchina amministrativa? E se i granellini diventassero migliaia? Decine di migliaia? Centinaia di migliaia? Il recente epilogo delle intercettazioni dei dipendenti che
giocavano con indovine e linee erotiche, "sprovviste del Registro apposito che le identificava", è solo uno sfortunato episodio o il prodromo di quello che potrebbe accadere in futuro?
Riportando alla Roma di una volta la somma dei due nodi critici, la frase si completerebbe con "m'hai torto li sordi, e me stai puro a chiede de fa' l'infame co'n collega?".
Il ddl ha, come correlazioni, due nodi critici su quei commi che, in sintesi, pretendono di punire, severamente, coloro che commettono l'azione di "prelevare" indebitamente testi o audio di intercettazioni, o atti processuali di varia natura, che poi solitamente finiscono con l'arricchire e colorire le pagine dei quotidiani più politicizzati.
Il primo nodo: La responsabilità penale è individuale, e quindi per punire prima bisogna individuare il presunto colpevole, con prove certe e non per indizi. E chi fa le indagini? Una entità aliena proveniente dall'Area 51 con capacità sensitive? Perché laddove mancano efficaci strumenti di controllo e monitoraggio, l'azione passa presumibilmente per testimonianze verbali di persone che a vario titolo lavorano o si muovono all'interno delle strutture. Tralasciando l'eventuale colpevole terzo estraneo e anonimo, qualora un'indagine si dovesse concentrare all'interno della struttura, la cosa diventerebbe molto più delicata. Nella Roma di una volta il pensiero sarebbe stato "me stai a chiede de fa' l'infame co'n collega?".
Il secondo nodo: la recente manovra Finanziaria punisce pesantemente i dipendenti pubblici, la cui rabbia inascoltata diventerà ira furibonda il giorno del primo aumento mancato, quando la lettura della busta paga evidenzierà quello che già oggi viene vissuto come un odioso sopruso. Alla vostra fantasia il commento a caldo, ma quello a freddo sarà presumibilmente uno: vendetta!
Voto a parte, come si comporteranno quei dipendenti pubblici nei confronti di chi gli ha tolto i soldi dalla busta paga, il giorno cui capitasse l'occasione di rendere una sia pur piccolissima e meschina pariglia? Resisteranno alla tentazione di mettere il granello di sabbia nel delicato ingranaggio della macchina amministrativa? E se i granellini diventassero migliaia? Decine di migliaia? Centinaia di migliaia? Il recente epilogo delle intercettazioni dei dipendenti che
giocavano con indovine e linee erotiche, "sprovviste del Registro apposito che le identificava", è solo uno sfortunato episodio o il prodromo di quello che potrebbe accadere in futuro?
Riportando alla Roma di una volta la somma dei due nodi critici, la frase si completerebbe con "m'hai torto li sordi, e me stai puro a chiede de fa' l'infame co'n collega?".
venerdì 4 giugno 2010
Intercettazioni: proteggere è meglio che punire.
Storhacker. L'appellativo dato all' ex governatore del Lazio, Francesco Storace, condannato circa un mese fa, in primo grado, a un anno e sei mesi di reclusione nell' ambito del processo "Laziogate", è rimasto a sintesi di una vicenda nata a seguito di un' incursione, ritenuta illecita dal tribunale di Roma, nella banca dati dell' anagrafe del comune di Roma, necessaria alla presunta attività di spionaggio ai danni di Alternativa sociale, il cartello elettorale guidato da Alessandra Mussolini nelle regionali 2005.
Non voglio entrare nel merito della vicenda, la parte interessante di tutta la storia è che quella incursione fu "rilevata" dal personale del Ced del Comune di Roma, grazie ad una cosa normalmente presente in tutti i sistemi informatici che trattano dati sensibili: il Log o, per i non addetti ai lavori, la tracciabilità. Il Log registrò quindi che qualcuno, utilizzando una precisa logon, protetta da relativa password, con precisi privilegi, riconducibile ad una precisa identità anagrafica, aveva effettuato in data x ora y da una postazione z una serie di istanze su un preciso data base.
Questo genere di attività, sino a quel momento, erano conosciute in italia solo grazie ai film americani, "24" su tutti, dove c'è sempre il buono che prova ad accedere a dei dati riservatissimi e inevitabilmente si vede arrivare l'uomo in nero (Cia o Fbi), valigetta e tesserino, con dietro una guardia armata grossa come un armadio.
In sintesi, se un mainframe è protetto come si deve, la possibilità di una fuga incontrollata e non tracciata dei dati è quasi impossibile. Se poi i dati inseriti nel sistema vengono opportunamente criptati, l'appropriazione degli stessi non può avvenire senza "l'aiuto" di personale molto competente interno al sistema.
Se al contrario, i dati si muovono incontrollati e "in chiaro", in ambienti più aperti di un centro commerciale, anche la legge più dura e feroce nulla può contro l'impossibilità di risalire al responsabile del fatto. E se per copiare una intercettazione è sufficiente aprire una porta della stanza server, infilare una chiavetta usb e filare via indisturbati, allora di cosa stiamo parlando?
Il nostro è un paese strano, la disattenzione nella gestione delle informazioni, cartacee o digitali, e proporzionale alla teorica durezza nel colpire le violazioni. L'unica cosa che siamo riusciti a proteggere con una certa efficacia sono .... le partite di calcio.
Rendere inaccessibili le intercetttazioni e gli atti di un processo, o di qualunque documento dell'amministrazione pubblica, al personale non autorizzato, dovrebbe essere quindi il primo obiettivo da raggiungere per combattere la fuga indiscriminata delle informazioni.
Come dimostra l'affare Laziogate, una volta messi al sicuro i dati, vincolati gli accessi a specifici privilegi, per punire chi sgarra sono più che sufficienti le leggi vigenti.
Certo, è un lavoro che richiede un certo tempo, è necessario chiudere o ridimensionare a “nodi” tutti i cento, duecento Ced dei vari tribunali, portare dati e procedure in un unico enorme mainframe, in un bunker lontano da tutto e da tutti (zona antisismica e inondazioni), criptare tutto, e far accedere al mainframe dai vari terminali sparsi sul territorio. Fine. Non serve altro. Il sistema peraltro risolverebbe in un sol colpo tante di quelle aberrazioni informatiche che il sistema Giustizia non potrebbe che giovarne complessivamente (load balancing, disaster recovery, anagrafe centralizzata, etc.).
Finché questo non verrà fatto, senza la certezza di identificare le precise responsabilità, non c' legge che tenga. I flussi continueranno ad uscire indisturbati, casomai per finire in ... Svizzera.
Non voglio entrare nel merito della vicenda, la parte interessante di tutta la storia è che quella incursione fu "rilevata" dal personale del Ced del Comune di Roma, grazie ad una cosa normalmente presente in tutti i sistemi informatici che trattano dati sensibili: il Log o, per i non addetti ai lavori, la tracciabilità. Il Log registrò quindi che qualcuno, utilizzando una precisa logon, protetta da relativa password, con precisi privilegi, riconducibile ad una precisa identità anagrafica, aveva effettuato in data x ora y da una postazione z una serie di istanze su un preciso data base.
Questo genere di attività, sino a quel momento, erano conosciute in italia solo grazie ai film americani, "24" su tutti, dove c'è sempre il buono che prova ad accedere a dei dati riservatissimi e inevitabilmente si vede arrivare l'uomo in nero (Cia o Fbi), valigetta e tesserino, con dietro una guardia armata grossa come un armadio.
In sintesi, se un mainframe è protetto come si deve, la possibilità di una fuga incontrollata e non tracciata dei dati è quasi impossibile. Se poi i dati inseriti nel sistema vengono opportunamente criptati, l'appropriazione degli stessi non può avvenire senza "l'aiuto" di personale molto competente interno al sistema.
Se al contrario, i dati si muovono incontrollati e "in chiaro", in ambienti più aperti di un centro commerciale, anche la legge più dura e feroce nulla può contro l'impossibilità di risalire al responsabile del fatto. E se per copiare una intercettazione è sufficiente aprire una porta della stanza server, infilare una chiavetta usb e filare via indisturbati, allora di cosa stiamo parlando?
Il nostro è un paese strano, la disattenzione nella gestione delle informazioni, cartacee o digitali, e proporzionale alla teorica durezza nel colpire le violazioni. L'unica cosa che siamo riusciti a proteggere con una certa efficacia sono .... le partite di calcio.
Rendere inaccessibili le intercetttazioni e gli atti di un processo, o di qualunque documento dell'amministrazione pubblica, al personale non autorizzato, dovrebbe essere quindi il primo obiettivo da raggiungere per combattere la fuga indiscriminata delle informazioni.
Come dimostra l'affare Laziogate, una volta messi al sicuro i dati, vincolati gli accessi a specifici privilegi, per punire chi sgarra sono più che sufficienti le leggi vigenti.
Certo, è un lavoro che richiede un certo tempo, è necessario chiudere o ridimensionare a “nodi” tutti i cento, duecento Ced dei vari tribunali, portare dati e procedure in un unico enorme mainframe, in un bunker lontano da tutto e da tutti (zona antisismica e inondazioni), criptare tutto, e far accedere al mainframe dai vari terminali sparsi sul territorio. Fine. Non serve altro. Il sistema peraltro risolverebbe in un sol colpo tante di quelle aberrazioni informatiche che il sistema Giustizia non potrebbe che giovarne complessivamente (load balancing, disaster recovery, anagrafe centralizzata, etc.).
Finché questo non verrà fatto, senza la certezza di identificare le precise responsabilità, non c' legge che tenga. I flussi continueranno ad uscire indisturbati, casomai per finire in ... Svizzera.
mercoledì 2 giugno 2010
Ciao Paolo
Un anno fa venivo a sapere che Paolo se n'era andato, tradito da quella montagna che tanto amava.
Come un anno fa, è stata Amalia a ricordare la ricorrenza al suo amico sempre troppo preso da se stesso per ricordarsi certe cose. Me ne duole, dovrei ricordarlo da solo, perché Paolo è stato per me importante, anche se più di una volta l'avrei appiccicato al muro.
Mi duole perché il ricordo di Paolo, ogni tanto, riemerge. Inevitabile visto che l'ICT continua ad essere il mio pane quotidiano, e ogni volta che qualcuno se ne esce fuori con l'ennesima novità che l'Osservatorio aveva già progettato anni fa, per essere poi non sfruttata da chi avrebbe dovuto trasformare gli output dell'Osservatorio in fatti politici (va beh! è la politica bellezza), il pensiero torna a quei giorni e, inevitabilmente, a lui.
Se non ricordo male, Foscolo diceva, nei Sepolcri, che una persona muore veramente solo quando l'ultimo ricordo che gli altri hanno di lui svanisce. Se è così, Paolo vivrà, sia pur in altra forma, ancora a lungo.
Ciao Paolo, ci vediamo l'anno prossimo.
Come un anno fa, è stata Amalia a ricordare la ricorrenza al suo amico sempre troppo preso da se stesso per ricordarsi certe cose. Me ne duole, dovrei ricordarlo da solo, perché Paolo è stato per me importante, anche se più di una volta l'avrei appiccicato al muro.
Mi duole perché il ricordo di Paolo, ogni tanto, riemerge. Inevitabile visto che l'ICT continua ad essere il mio pane quotidiano, e ogni volta che qualcuno se ne esce fuori con l'ennesima novità che l'Osservatorio aveva già progettato anni fa, per essere poi non sfruttata da chi avrebbe dovuto trasformare gli output dell'Osservatorio in fatti politici (va beh! è la politica bellezza), il pensiero torna a quei giorni e, inevitabilmente, a lui.
Se non ricordo male, Foscolo diceva, nei Sepolcri, che una persona muore veramente solo quando l'ultimo ricordo che gli altri hanno di lui svanisce. Se è così, Paolo vivrà, sia pur in altra forma, ancora a lungo.
Ciao Paolo, ci vediamo l'anno prossimo.
lunedì 24 maggio 2010
Intercettazioni: è arrivato il momento di www.repubblica.ch?
Dieci Minuti. Bastano dieci minuti per far fare alle restrizioni per la stampa della legge sulle intercettazioni la fine del Duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari nel film “L’oro di Napoli”.
Dieci minuti è infatti il tempo necessario per aprirsi un sitino o un blog presso una delle tante piattaforme di publishing messe oggi a disposizione della Rete i cui server sono sparsi, un po’ qua e un po’ la, nell’altroquando del cloud. Sono sufficienti un paio di accortezze: un indirizzo email anonimo, del tipo prendimiseseicapace@pizzaefichi.com, intestato a John Smith o similia, e un anonimizer per rendere irrintracciabile l’IP di trasmissione dei contenuti o, meglio, un amico all'estero che provveda direttamente all'inserimento dei dati.
Un po' più caro, ma certamente alla portata di qualsiasi testata giornalistica nazionale, il lancio di testate giornalistiche on line nel Canton Ticino, del tipo "repubblica.ch", “libero.ch”, "corrieredellasera.ch", "giornale.ch", "stampa.ch", etc. Testate che avrebbero sì l'obiettivo di informare i cittadini del Canton Ticino, ma che dovrebbero avere un’abbondante sezione “estero”. Il tutto, naturalmente, nella lingua locale che, solo per pura coincidenza, è l’italiano. In fondo basta poco: una piccola sede, un giovane direttore, un paio di redattori, il supporto tecnologico, e si può partire.
Incurante di tutto questo, il Parlamento sta varando norme severe e molto restrittive con l'obiettivo di limitare la pubblicazione di atti processuali e intercettazioni. Sarebbe bastato poco, veramente poco, per risolvere il problema chiudendo il rubinetto delle intercettazioni e degli atti giudiziari evitando i vincoli alla stampa, solo un minimo di competenza in sicurezza informatica. Al contrario, l’output dei lavori della Commissione sembra un tipico frutto del digital divide parlamentare, quel non voler prendere atto che se il Paese è governato dalle leggi emanate dal Parlamento, tutto ciò che passa per la Rete no. La Rete è come l’acqua: se metti una diga …. può sempre piovere.
Nulla, proprio nulla, possono le leggi di uno Stato a impedire che una testata di un altro Stato, pubblichi nel suo Paese quello che desidera, pur nei limiti della deontologia professionale. Nella preistoria dell’informazione, solo 15 anni fa, l’informazione sarebbe comunque rimasta confinata nei pochi giornali stranieri che pubblicano notizie inerenti al nostro Paese, all'estero e in un’altra lingua. Oggi, al contrario, chiunque può accedere ai siti internet delle testate estere e leggere notizie sul nostro Paese. “El Pais publica en exclusiva las imágenes censuradas en Italia tras una denuncia del primer ministro” è ancora in Rete.
Parafrasando, oggi Humphrey Bogart, nei panni del giornalista Ed Hutchinson, al politico che urla la sua impotenza al telefono mentre l’articolo che lo rovinerà va in stampa, direbbe “E’ la Rete bellezza, e tu non ci puoi fare niente. Niente”.
Dieci minuti è infatti il tempo necessario per aprirsi un sitino o un blog presso una delle tante piattaforme di publishing messe oggi a disposizione della Rete i cui server sono sparsi, un po’ qua e un po’ la, nell’altroquando del cloud. Sono sufficienti un paio di accortezze: un indirizzo email anonimo, del tipo prendimiseseicapace@pizzaefichi.com, intestato a John Smith o similia, e un anonimizer per rendere irrintracciabile l’IP di trasmissione dei contenuti o, meglio, un amico all'estero che provveda direttamente all'inserimento dei dati.
Un po' più caro, ma certamente alla portata di qualsiasi testata giornalistica nazionale, il lancio di testate giornalistiche on line nel Canton Ticino, del tipo "repubblica.ch", “libero.ch”, "corrieredellasera.ch", "giornale.ch", "stampa.ch", etc. Testate che avrebbero sì l'obiettivo di informare i cittadini del Canton Ticino, ma che dovrebbero avere un’abbondante sezione “estero”. Il tutto, naturalmente, nella lingua locale che, solo per pura coincidenza, è l’italiano. In fondo basta poco: una piccola sede, un giovane direttore, un paio di redattori, il supporto tecnologico, e si può partire.
Incurante di tutto questo, il Parlamento sta varando norme severe e molto restrittive con l'obiettivo di limitare la pubblicazione di atti processuali e intercettazioni. Sarebbe bastato poco, veramente poco, per risolvere il problema chiudendo il rubinetto delle intercettazioni e degli atti giudiziari evitando i vincoli alla stampa, solo un minimo di competenza in sicurezza informatica. Al contrario, l’output dei lavori della Commissione sembra un tipico frutto del digital divide parlamentare, quel non voler prendere atto che se il Paese è governato dalle leggi emanate dal Parlamento, tutto ciò che passa per la Rete no. La Rete è come l’acqua: se metti una diga …. può sempre piovere.
Nulla, proprio nulla, possono le leggi di uno Stato a impedire che una testata di un altro Stato, pubblichi nel suo Paese quello che desidera, pur nei limiti della deontologia professionale. Nella preistoria dell’informazione, solo 15 anni fa, l’informazione sarebbe comunque rimasta confinata nei pochi giornali stranieri che pubblicano notizie inerenti al nostro Paese, all'estero e in un’altra lingua. Oggi, al contrario, chiunque può accedere ai siti internet delle testate estere e leggere notizie sul nostro Paese. “El Pais publica en exclusiva las imágenes censuradas en Italia tras una denuncia del primer ministro” è ancora in Rete.
Parafrasando, oggi Humphrey Bogart, nei panni del giornalista Ed Hutchinson, al politico che urla la sua impotenza al telefono mentre l’articolo che lo rovinerà va in stampa, direbbe “E’ la Rete bellezza, e tu non ci puoi fare niente. Niente”.
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